L’Italia è uno di quei paesi strambi, di quelli che amano i libri ma detestano leggere. Gli alti costi della carta stampata e il sistema scolastico spesso criticato sembrano essere solo alcuni dei motivi della disaffezione degli italiani nei confronti della lettura.
In Italia si legge davvero poco?
Quando si parla di italiani, a chi si fa riferimento?
I dati ci raccontano di una situazione che è a metà strada tra l’allarme e l’ottimismo: secondo l’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE), infatti, nel 2024 il 73% degli italiani tra i 15 e i 74 anni ha dichiarato di aver letto almeno parzialmente un libro nell’arco degli ultimi dodici mesi, contro il 74% dell’anno precedente. Si tratta di una riduzione percentuale minima, ma che è spia di una contrazione progressiva del mercato editoriale.
A questa si aggiunge una spaccatura territoriale profonda. Quasi il 60% delle vendite di libri a stampa, tra il gennaio e l’ottobre 2024, si concentra nel Nord Italia, mentre il Sud e le isole rappresentano appena il 19.3% del totale.
Chi è il “lettore italiano medio”?
Il profilo del lettore italiano medio è tutt’altro che uniforme, ma i dati convergono su alcuni tratti costanti:
- Le donne leggono più degli uomini, con il 72% delle lettrici che dichiara di leggere libri a stampa contro il 60% dei lettori uomini;
- Sul fronte generazionale, sono i ragazzi fino ai 14 anni a leggere sopra la media nazionale, spesso grazie all’incoraggiamento familiare. La percentuale cala, però, drammaticamente nella fascia che va dai 15 ai 24 anni;
- Coloro che leggono una media di un libro al mese, i cosiddetti lettori forti, rappresentano appena il 15,4% della popolazione, mentre aumentano sempre più i lettori deboli, coloro che hanno velocità e frequenza di lettura sempre più basse;
- La predisposizione alla lettura è ancora fortemente collegata al titolo di studio: più è alto, più è probabile che la persona legga con regolarità.

Perché si legge meno?
Alle motivazioni sopracitate, si aggiunge sicuramente l’influenza del mondo social e delle piattaforme digitali: in un mondo che corre sempre più veloce e garantisce stimoli costanti e rapidi, allenarsi all’attesa della gratificazione, che il libro per sua natura porta con sé, è ogni giorno più difficile da accettare.
In merito, la neuroscienziata Maryanne Wolf ha descritto con precisione il rischio principale di questo cambiamento. La lettura profonda, quella modalità cognitiva che permette inferenza, pensiero critico ed empatia, non è un’acquisizione permanente: si atrofizza se non viene esercitata con continuità. Ore di esposizione ai feed dei social media allenano invece lo skimming, una lettura superficiale che scorre il testo cercando punti salienti senza soffermarsi sul ragionamento. Il problema è che questo schema cognitivo tende a trasferirsi anche alla lettura di un romanzo o di un saggio, generando una forma d’impazienza nuova: ci si ritrova a scorrere le pagine con la stessa irrequietezza con cui si scrolla uno schermo.

Il digitale e i social: solo aspetti negativi?
Nonostante i risvolti negativi dell’avvento del digitale sulla lettura, questo ha generato comunità intere di lettori di dimensioni impensabili fino a qualche anno fa: fenomeni come BookTok e Bookstagram hanno portato migliaia di giovani a scoprire autori e a confrontarsi su romanzi di svariati generi, portando alcune case editrici a registrare impennate nelle vendite, direttamente riconducibili alla viralità di video e contenuti.
Il libro, che sia cartaceo, audio o ebook, diventa un oggetto identitario, che, fotografato, recensito e condiviso, si delinea come la possibilità di accesso per sempre più giovani all’abitudine della lettura.

Cosa si legge oggi?
Parlando dei lettori under 30, fascia più ampia di riferimento, i generi più amati sono di enorme varietà:
- Fantasy e distopico – Mondi immaginari e scenari futuristici permettono di affrontare, in chiave simbolica, grandi temi universali come amicizia, coraggio e lotta contro le ingiustizie. Titoli come Harry Potter, Shadow and Bone o Hunger Games continuano a essere rilette e consigliate, spesso in edizioni illustrate o speciali.
- Narrativa contemporanea – Romanzi ambientati nel presente, che raccontano storie di vita quotidiana, amori, lavoro, identità culturale e di genere. Qui troviamo autori come Sally Rooney e Chiara Gamberale, capaci di dare voce a inquietudini e speranze della Generazione Z.
- Romance e young adult – Amori intensi e travagliati, spesso ambientati in contesti scolastici o universitari. Felicia Kingsley e Jenny Han sono tra le penne più amate, grazie a trame emozionanti e personaggi che sembrano usciti dalla vita reale.
- Narrativa di formazione – Libri che raccontano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, un vero specchio delle esperienze personali dei lettori. Da Il giovane Holden fino a romanzi più recenti come Eleanor Oliphant sta benissimo, sono storie che lasciano il segno.
- Saggistica divulgativa – Un trend in crescita, alimentato anche da influencer culturali: libri su ambiente, diritti civili, scienza e tecnologia che parlano in modo chiaro e diretto, come le opere di Greta Thunberg o divulgatori scientifici italiani.[3]

Quantità è uguale a qualità?
Come per molti ambiti di applicazione, anche nella lettura quantità non sempre indica qualità. Da questo punto di vista, la sfera social ha contribuito spesso al diventare virali di libri dei generi più vari, nati su piattaforme di distribuzione gratuita di scrittura personale, come Wattpad e altre. Queste piattaforme, prive di un qualsiasi tipo di editing, propongono spesso modelli di scrittura errati, con annessi strafalcioni grammaticali, oltre a promuovere realtà sempre più controverse.
Per quanto concerne il primo aspetto, il risultato della scarsa qualità del leggere (o dell’assenza di lettura in generale) si riflette chiaramente nello scrivere degli adolescenti, italiani e non: sottoposti costantemente a modelli errati, tra social, tv e libri più o meno corretti, i ragazzi prestano sempre meno attenzione e cura allo sviluppo di una corretta scrittura. Complice anche la predilezione per la messaggistica istantanea, sono sempre più propensi all’utilizzo di paratassi o di frasi semplici, spesso prive di punteggiatura e ricche di errori ortografici e grammaticali. Ciò non riguarda comunque solo i giovani: è un fenomeno riscontrabile, infatti, anche su social a fruizione più “matura”, come Facebook, dove gli strafalcioni grammaticali sono all’ordine del giorno.

Per quanto riguarda, invece, il secondo aspetto, basterà prendere ad esempio uno tra i generi più accreditati sulle piattaforme sopra dette: il “romance”, ma nella sua versione “dark”. Astenendosi dal ritenere il genere in sé come di scarsa qualità, si concentrerà l’attenzione sui risvolti che questi nuovi generi, e la mancanza di cura nella distribuzione degli stessi, possono riscontrarsi nella società odierna.
Cos’è il dark romance?
Il dark romance si distingue per alcuni elementi ricorrenti:
- I protagonisti sono spesso personaggi complessi e moralmente ambigui. Non si tratta necessariamente di eroi positivi: possono avere lati oscuri, comportamenti discutibili o un passato difficile che influenza le loro scelte;
- La presenza di conflitti forti, sia interiori che relazionali. Le storie non si limitano a raccontare la nascita di un sentimento, ma esplorano tensioni, traumi e dinamiche di potere che mettono alla prova i protagonisti;
- L’atmosfera è spesso più intensa e carica di tensione rispetto al romance tradizionale. Le emozioni sono amplificate e le relazioni vengono raccontate in modo più crudo e diretto.

La risposta del pubblico: amore e diffidenza
Impegnativo dal punto di vista emotivo, il genere ha conquistato un pubblico sempre più ampio. Ma se da un lato il dark romance affascina, dall’altro suscita molte critiche. Una delle principali riguarda proprio la rappresentazione delle relazioni, spesso problematiche e al limite della tossicità e della violenza.
Un altro punto delicato riguarda il confine tra narrazione e idealizzazione. Si teme che certe dinamiche possano essere romanticizzate e, mentre alcuni sottolineano la semplicità nella distinzione tra realtà e racconto, altri si premurano di far notare come il genere venga spesso distribuito con la stessa “etichetta” degli altri romance, finendo fra le mani di fasce d’età per le quali sarebbe da ritenersi inappropriato.
Come ogni forma di comunicazione e di conoscenza, i libri portano con sé informazioni che vengono assorbite, anche se parzialmente, da chi ne fruisce. E, quando chi ne fruisce non ha gli strumenti per riconoscere la differenza tra realtà e finzione, questi due piani si confondono, sovrapponendosi e portando alla nascita di idealizzazioni pericolose, come la volontà (conscia o meno) di romanticizzare personaggi e dinamiche tossiche, viste come auspicabili e desiderabili nella vita reale, anche solo come “arricchimento del plot” personale.