Vi sono molte donne, in secoli di storia, che sono state dimenticate e rimaste nell’ombra del successo dei propri mariti o che, semplicemente, rappresentavano “ideologie” scomode per l’epoca. Con questa rubrica, “Storie di Donne”, cercheremo di dar voce a tutte quelle figure femminili rinnegate e dimenticate dalla storia, comodamente o meno, cercando di dar loro giustizia e meriti per i loro successi e traguardi.
In questo primo episodio, parleremo di Virginia Clemm Poe, sposa e musa ispiratrice del poeta americano Edgar Allan Poe.
Virginia Elizia Clemm Poe: un amore tormentato
Virginia Elizia Clemm fu cugina e moglie del famoso scrittore Edgar Allan Poe. Nacque a Baltimora, nel Maryland, il 15 agosto del 1822. Già dalla prima infanzia visse numerosi lutti familiari, per i quali soffrirà per tutta la vita. Nel 1829, all’età di soli 6 anni, conobbe per la prima volta suo cugino, Edgar Allan Poe, che al tempo aveva 20 anni ed era appena tornato dall’esercito. Nonostante la notevole differenza di età, tra i due nacque fin da subito un sentimento molto forte. Questo sentimento crebbe e li portò a sposarsi in segreto nel 1835. Nel momento in cui si svolsero le loro nozze, infatti, la giovane Virginia aveva solo 13 anni, mentre Edgar ne aveva ben 26: ciò avrebbe reso la loro unione illecita e, per questo, falsificarono il certificato di nozze dichiarando che la giovane avesse, invece, 21 anni.

Nonostante questa differenza d’età, il loro legame fu descritto come un amore intenso e una totale devozione reciproca, tanto che lo scrittore confessò di non aver condiviso il letto con la moglie fino al compimento dei suoi 16 anni per “preservare più a lungo possibile la sua giovinezza”. Nonostante ciò, si pensa che sia stata lei stessa la spinta della genialità del marito e, allo stesso tempo, anche la causa della sua follia.
Quello che il poeta più amava di Virginia era la sua voce: pare che la costringesse a suonare il pianoforte e a cantare per ore.
La malattia
A metà del 1838, quando si trovano a Filadelfia, inizia un periodo di tranquillità economica per Poe e la sua famiglia, che dura fino alla primavera del 1844. Infatti, Poe acquista perfino dei mobili costosi per la casa e anche un pianoforte e un’arpa per Virginia.

Una sera, proprio mentre la donna si dedicava alla musica, nel gennaio del 1842, Virginia mostrò i primi segni di tubercolosi. Edgar Allan Poe, alla vista del ritorno di quella terribile malattia che colpì le donne più importanti della sua vita, causando anni prima la morte della madre, resterà turbato per sempre e questo evento intaccò permanentemente la sua psiche, già indebolita da varie dipendenze. La sua disperazione era così forte che iniziò a convincersi di essere stato colpito da una maledizione, che avrebbe portato tutte le donne che amava a morire di questo tremendo malanno.
Nell’aprile 1845 si trasferirono a una pensione di Greenwich Street a New York. La ragazza sapeva di non avere ancora molto tempo e all’amica di famiglia Elizabeth Oakes Smith disse: “So che morirò presto; so che non posso guarire; ma voglio essere il più felice possibile e rendere felice Edgar.” Al marito promise che dopo la morte sarebbe diventata il suo angelo custode.
La morte
A causa di problemi economici, del freddo e del poco cibo Virginia peggiorò e la coppia si dovette trasferire nel Bronx, dove Virginia morì il 30 gennaio del 1847.
La visione del suo cadavere, avvolto nelle lenzuola del loro corredo di nozze, non fece altro che accrescere il senso di perdita e disperazione. Alcuni pensano che abbia ritardato la sepoltura della salma, così da poter passare più tempo possibile in compagnia della donna, anche dopo la sua morte. Poe visitava regolarmente la tomba di Virginia, infatti un amico lo trovò più volte d’inverno assiderato nella neve di fianco alla lapide. Si dice che il poeta non si riprese mai completamente dal dolore della morte della moglie.

Gli studiosi suggeriscono che il tema frequente nei suoi scritti, la “morte di una bella donna“, nasca dai decessi delle donne che aveva amato. Infatti, nella “teoria della composizione” scrisse: “Dunque la morte di una bella donna è, fuor di discussione, il tema più poetico in tutto il mondo”.
La storia della sepoltura di Virginia è altrettanto inquietante. Nel 1875, le sue ossa furono quasi gettate in una fossa comune, ma furono salvate dal biografo di Poe, William Fearing Gill. Ora Virginia riposa accanto all’uomo che amava, nel cimitero della Westminster Hall a Baltimora.
Un musa moderna
La figura di Virginia è molto discussa ed è stata spesso offuscata e messa in secondo piano dalla genialità del marito. Così tanto influente che alcuni studiosi pensano che diverse poesie a lui attribuite siano in realtà state create da lei. Nonostante tutto, però, questa teoria non è mai stata realmente confermata. Poe, nelle sue storie, la idolatrava in tutto e per tutto. Per essere più precisi, nel racconto horror “La caduta della casa degli Usher” è riconoscibile lo stesso Poe nelle caratteristiche dell’immaginario protagonista Usher, mentre nella coprotagonista, la sorella Madeline Usher, è ravvisabile la stessa Virginia Clemm.
Nonostante tutto, è indubbia la grande devozione della donna nei confronti del marito e del suo ruolo di musa ispiratrice di uno dei più famosi scrittori statunitensi della storia.