Giovanna D’Arco

Nel corso della storia sono pochissime le donne che si sono distinte per valore militare e spirito guerriero. Tra queste è impossibile non nominare Giovanna D’Arco, protagonista di questo secondo episodio della rubrica “Storie di Donne”. Nota per le imprese militari, ma anche per la fede e la devozione. Passata alla storia per i suoi grandi successi che l’hanno condotta ad una morte atroce.

Giovanna D’Arco: l’epifania

Giovanna D’Arco nacque il 6 gennaio 1412 a Domrémy e, fin da piccolissima, si dimostrò molto empatica verso i più bisognosi, offrendo aiuto agli ammalati e scegliendo di donare il proprio giaciglio ai senza tetto, a costo di passare le notti per terra. Quando Giovanna aveva solo 13 anni, vide un forte bagliore da cui, a suo dire, si palesarono l’Arcangelo Michele, Santa Margherita e Santa Caterina. Quella fu la prima volta che sentì le voci celesti che l’avrebbero accompagnata per tutta la vita, guidandola a proteggere la Francia e a portare sul trono il legittimo re, Carlo VII di Francia, e verso le quali fece voto di castità e devozione. Questa presa di coscienza, che prende il nome di epifania, trasformò radicalmente la sua vita: da giovane contadina divenne una figura carismatica, capace di convincere l’esercito francese e il futuro re a seguirla.

L’epifania di Giovanna d’Arco può essere intesa come il momento in cui la giovane francese, ancora adolescente, riconobbe con chiarezza la sua missione divina. Quella rivelazione le diede una certezza sorprendente per la sua giovane età: la convinzione che il suo destino fosse più grande della quotidianità della sua vita. Da quel momento ogni scelta, ogni gesto e ogni parola furono guidati da quella chiamata, trasformandola in simbolo di fede, determinazione e coraggio. La sua epifania non fu solo una rivelazione spirituale, ma anche l’inizio di un percorso che cambiò il corso della Guerra dei Cent’anni e la rese simbolo di coraggio, fede e determinazione.

La guerra dei Cent’anni e le imprese militari

Nell’estate del 1428, nel bel mezzo della Guerra dei Cent’anni, Giovanna D’Arco fu costretta dalle pressioni inglesi a scappare con la famiglia: si spostò nei pressi di Orleans, che venne assediata poco dopo. Durante l’assedio della città, le voci angeliche sollecitarono Giovanna a lasciare la propria casa e a correre in aiuto del re di Francia, Carlo VII.

Per evitarne l’allontanamento, i genitori combinarono per lei il matrimonio con un giovane. Giovanna rifiutò le nozze e venne denunciata dal promesso sposo al tribunale episcopale, che finirà per prendere le parti della ragazza, sentenziando che il fidanzamento fosse stato architettato a sua insaputa. 

Giovanna continuò nella sua missione, rifugiandosi dallo zio che le permise di parlare con il comandante dell’esercito francese Robert de Baudricourt, il quale la respinse definendola folle.

Ciò nonostante, la ragazza non era intenzionata a demordere e chiese udienza, per ben due volte, al comandante che l’aveva rifiutata. Nel frattempo, pronunciò pubblicamente dei discorsi di stampo profetico, che convinsero la gente del popolo, che partecipava alle sue predicazioni, della veridicità delle sue parole. Ciò la portò ad acquisire consensi tra i soldati al servizio del comandante Baudricourt, che le permise di essere scortata al cospetto del re. 

Il sovrano, una volta ascoltate le dichiarazioni della giovane e gli obiettivi della sua missione, finì per darle fiducia. Le permise di agire in suo nome e di prendere decisioni molto importanti, affidandole il suo esercito, la guida delle truppe francesi contro gli avversari inglesi, il piano di riconquista di Orléans e l’incoronazione a Reims. Tutto ciò solo a patto che fosse sottoposta ad una sorta di “esame di fede” da parte di teologi ed ecclesiastici di Poitiers. 

Secondo gli esperti dell’epoca, le dichiarazioni della giovane Giovanna avrebbero potuto ribaltare le sorti dell’esercito francese, ormai in grande svantaggio.

La missione

La città di Orleans era sotto assedio da parte degli inglesi che avevano costruito barricate e fortificazioni. Nonostante queste ultime, Giovanna D’Arco riuscì ad entrare nella città portando viveri, rinforzi e un nuovo entusiasmo tra la popolazione e i soldati, che invitò alla disciplina religiosa e alla fiducia reciproca. 

Dopo mesi di resistenza, gli inglesi si ritirarono dalla città. Giovanna, convinta che fosse il momento giusto per colpire, spinse Carlo VII a continuare l’offensiva. Nel mese di giugno del 1429, l’esercito francese avanzò contro i nemici, ottenendo nuove vittorie che ebbero un enorme impatto. Restituì fiducia a un popolo che da anni era abituato a subire solo sconfitte e ribaltò gli equilibri militari. 

La fama di Giovanna si diffuse in tutto il regno e la sua figura divenne il simbolo della “rinascita” francese.

A un anno di distanza, mentre difendeva Compiègne, con l’obiettivo di marciare fino a Parigi, cadde prigioniera dei Borgognoni, alleati degli inglesi, segnando l’inizio della sua fine. 

La prigionia

Gli inglesi la ritenevano una nemica, una figura pericolosa e sovversiva, tale che vollero distruggerne la figura morale e politica, dimostrando che la sua missione non provenisse da Dio, ma dal Demonio. Venne così accusata di eresia, idolatria e stregoneria.

La prigionia si rivelò disumana e le fu negata la possibilità di una vera difesa. Giovanna dovette rispondere da sola alle accuse rivoltele, affidandosi solo al proprio coraggio e alla propria fede. Nonostante gli svariati tentativi, i giudici non riuscirono a piegarla e decisero di adottare metodi intimidatori e corporali, come la tortura. Poi sopraggiunse la scomunica e il rogo. Giovanna, seppur spaventata, continuò a proclamare la propria innocenza e a sostenere la verità delle proprie visioni.

La morte

Il rogo sul quale spirò Giovanna D’Arco venne appiccato il 30 maggio 1431, nella piazza del Vecchio Mercato di Rouen, davanti a una grande folla. Prima dell’esecuzione chiese un crocifisso e un soldato inglese ne fece uno improvvisato con due bastoni. Un sacerdote le portò un crocifisso proveniente da una chiesa, che lei tenne davanti a sé mentre veniva arsa viva, invocando il nome di Gesù. Aveva appena diciannove anni. Questo suo ultimo atto è simbolo di una forte fede che l’ha accompagnata fino al suo ultimo respiro, ma ancor più rappresenta la coerenza con ciò che aveva sempre dichiarato e con la sua missione divina.

Quando il fuoco si spense, i carnefici raccolsero le sue ceneri e le gettarono nel fiume Senna, per impedire che il popolo potesse venerare le sue reliquie come quelle di una martire. Dal 1456, però, la sua figura venne riabilitata e nel 1909 Papa Pio X la proclamò Beata e nel 1920 papà Benedetto XV la canonizzò come Santa, facendo di lei una delle patrone della Francia.

Ad oggi viene riconosciuta come un grande esempio di coraggio, patriottismo e fede, nonché figura femminile caparbia emancipata e immortale.

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