Body Positivity

Quante volte ci capita di guardarci allo specchio e di iniziare a stilare una lista di ‘difetti’ da correggere? In un mondo che ci bombarda costantemente con standard di bellezza irraggiungibili, infatti, fare pace con la propria immagine sembra un atto di ribellione. Ed è in questo che ci viene in soccorso il movimento della body positivity, un invito a cambiare prospettiva, passando dal giudizio all’accettazione. In questo articolo, esploreremo le origini di questo movimento, i suoi obiettivi di partenza e come questi si siano evoluti grazie e a causa dell’intervento dei social media.

Come nasce il movimento della Body Positivity?

La body positivity è un movimento sociale, nato negli Stati Uniti e diffusosi a livello globale, che promuove l’accettazione e il rispetto di tutti i corpi, indipendentemente da forma, taglia, età, genere o caratteristiche fisiche. Mira a contrastare gli standard di bellezza irrealistici e il body shaming, incoraggiando l’amore per il proprio corpo e valorizzando la diversità.

Le sue radici risalgono al movimento per la fat acceptance, ma si differenzia da esso in quanto non si rivolge solo all’accettazione di corpi sovrappeso o affetti da obesità, ma di qualsiasi tipo di corpo “non conforme” agli standard tradizionali.

Il movimento moderno di body positivity ha preso forma concreta negli anni ’90, come reazione all’aumento dei disturbi alimentari e all’impatto dei media sulla percezione del corpo. Negli Stati Uniti, attivisti come Marilyn Wann e Sandy Szwarc hanno promosso l’idea che tutte le taglie fossero belle, contrastando la convinzione che solo i corpi magri e conformi agli standard estetici fossero sani o desiderabili.

Qual è il messaggio di partenza?

I punti chiavi attorno ai quali si sviluppa il movimento sono quattro:

  1. Accettazione delle imperfezioni: valorizzazione di cicatrici, smagliature e cellulite, spesso legati a variazioni naturali del corpo;
  2. Contrasto agli standard imposti dalla società: ci si oppone alla cultura delle diete estreme e alla rappresentazione mediatica di un unico ideale di bellezza;
  3. Inclusività: mira all’inclusione dei corpi di persone non binarie, trans e con disabilità, promuovendo la rappresentazione di corpi solitamente sottorappresentati;
  4. Autocura e rispetto: accettarsi non significa trascurarsi, ma prendersi cura di sé con gentilezza, separando il concetto di bellezza, spesso legato all’immagine della magrezza, dalla salute.

Spingendo verso una maggiore rappresentazione di corpi e realtà differenti, i contenuti body positive hanno collaborato a creare una maggiore autostima in chi ne fruisce, riducendone anche l’auto-oggettivazione e l’insoddisfazione corporea.

Come si è modificato nel tempo?

Il movimento della body positivity ha conosciuto una significativa espansione grazie ai media digitali, in particolare attraverso le piattaforme social come Instagram, TikTok e YouTube. Attraverso hashtag come #BodyPositivity, #LoveYourBody e #AllBodiesAreGoodBodies, il movimento ha raggiunto un pubblico globale, diventando parte del linguaggio culturale contemporaneo.

L’impatto dei social media è stato duplice: da un lato, ha consentito una maggiore rappresentazione di corpi non conformi agli standard estetici tradizionali, offrendo visibilità a persone spesso escluse dai media mainstream; dall’altro, però, ha sollevato critiche in merito alla “commercializzazione del messaggio” e all’appropriazione del concetto da parte di influencer e brand, che talvolta ne riducono il significato originario a fini promozionali.

L’importanza dei social, poi, si riflette nella nascita di sempre più profili volti al racconto di esperienze personali di DCA e di percorsi di dimagrimento o di accettazione di sé. Questi tendono a ottenere gran seguito e supporto, ma anche a creare grande dibattito: quando, infatti, le esperienze personali tendono a essere raccontate come materiale di divulgazione e smettono di essere personali, che esse raccontino di metodi di dimagrimento o di accettazione di un corpo non conforme agli standard, mutano la percezione di sé in chi ascolta.

In merito a ciò, alcuni professionisti della salute temono che la body positivity possa normalizzare l’obesità, scoraggiando comportamenti salutari, esattamente come tanti altri social e trend hanno normalizzato comportamenti alimentari scorretti in passato. Basti pensare, a riguardo, al Tumblr degli anni 2010-2015 e alla sua rappresentazione quasi maniacale di corpi affetti da DCA, in particolare da anoressia e bulimia, che venivano celebrati come standard di bellezza al quale aspirare, spingendo migliaia di adolescenti a cadere in questi disturbi, finanche a perdere la vita.

Approccio ai contenuti body positive: cosa bisognerebbe ricordare?  

Data l’importanza e la delicatezza degli argomenti trattati, quando ci si approccia ai contenuti body positive bisognerebbe seguire delle semplici accortezze, legate prevalentemente allo sviluppo di un’educazione emotiva e alla riconnessione con la nostra “umanità”. Si potrebbe fare, ad esempio, riferimento alle seguenti linee guida:

  1. Ogni esperienza ha valore, non generalizzare in base a una immagine pre-impostata: ciò che a te sembra troppo magro o troppo in carne non è detto che non sia sano;
  2. Raccontare la propria esperienza va bene, invitare gli altri a seguire diete fai da te o determinati stili alimentari no: ognuno ha un corpo differente e un metabolismo diverso, ciò che funziona per te non è detto vada bene per altri;
  3. Impara a sviluppare il tuo senso critico: non tutto ciò che vedi è davvero come sembra. Impara a concentrarti su di te e sul tuo percorso. Il tuo corpo non è la taglia che indossi, ma tutti i passi e i movimenti e la vita che ti permette di avere. Proprio quest’ultimo approccio all’argomento ha portato alla nascita del concetto di body neutrality, che promuove l’accettazione del corpo sulla base delle sue capacità funzionali (su ciò che il corpo fa), senza focalizzarsi sull’estetica che presenta (su come il corpo appare);
  4. Prova a “rieducarti” all’umanità e a ricordare che tutto ciò che commenti sui social dovrebbe rispecchiare ciò che diresti di persona: tutto ciò che dici ha valore e uno schermo non protegge davvero né te che scrivi, né chi quel commento lo riceve;
  5. Ricorda che il corpo degli altri non è qualcosa che ti riguarda: nel bene o nel male, non è necessario puntare l’attenzione sul corpo dell’altra persona, mentre questa è impegnata a vivere. C’è di più oltre il suo aspetto e quest’ultimo non dovrebbe essere tutto ciò che vedi.

Esempi di vita reale

In merito, si invita a riflettere su quanto detto dall’attrice di Bridgerton, Nicola Coughlan, che in una delle sue recenti interviste si è detta “disinteressata alla body positivity”, perché stanca di essere vista come il “fantasma” dietro al suo stesso corpo: ha raccontato infatti di aver desiderato fortemente che qualcuno le chiedesse del suo lavoro e della sua esperienza, invece di concentrarsi solo e soltanto sul renderla immagine del suddetto movimento. Ha anche condiviso un episodio che l’ha colpita: una ragazza un po’ alticcia, incontrata in un bagno di un locale, le avrebbe detto di aver amato Bridgerton “per il suo corpo”, in quanto sarebbe stata la donna più formosa mai vista da questa ragazza in una serie tv. Nicola ha confessato che, in quel momento, avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna:

Voglio morire. Lo odio così tanto. . . Quando lavori a qualcosa per molti mesi della tua vita, non vedi la tua famiglia, ti impegni realmente, è poi tutto si riduce al tuo aspetto fisico è davvero difficile, è così fottutamente noioso”.

Più che una celebrazione costante del proprio corpo, dunque, la body positivity può essere interpretata come il raggiungimento di una certa “neutralità costruttiva”. Secondo questa prospettiva, non è obbligatorio ritenere perfetto ogni centimetro di sé, ma è sufficiente riconoscere al proprio corpo il diritto di esistere senza subire costanti critiche interne o esterne. In ultima analisi, l’obiettivo è fare in modo che l’aspetto fisico occupi meno spazio possibile nei nostri pensieri, lasciando campo libero ad altri aspetti, ben più rilevanti, della nostra vita.

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